Iacopo Venier

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PSICODRAMMA GRECIA : L’Europa è il campo dello scontro – Socialismo o Barbarie

Depressione greciaDopo la firma del memorandum da parte di Tsipras a sinistra è cominciato lo psicodramma.
Da un lato c’è il dato psicologico. Dopo l’euforia della vittoria al Referendum ora molti sono in preda a depressione ed amarezza. Sentimenti che si possono anche comprendere ma, in un momento come questo, sono un lusso che non possiamo permetterci.
Dall’altro il dato politico. E’ partita l’ennesima caccia alle streghe ma le accuse a Tsipras di tradimento e di resa sono risibili. Sono chi non credeva in quello che lui ha sempre detto ” non porterò la Grecia fuori dall’Euro” può oggi ipocritamente attaccarlo. Tsipras ha sicuramente fatto molti errori (e chi non li avrebbe fatti in queste condizioni) ma si è comportato facendo sempre prevalere quello che secondo lui è l’interesse generale del proprio popolo.
In realtà lo psicodramma in corso è figlio di una diffusa schizzofrenia. Da anni diciamo che questa è l’Europa delle banche e quando l’Europa si comporta come una qualsiasi Banca ci sorprendiamo? La Politica e tanto più la Rivoluzione non sono un pranzo di gala e nessuno ti regala nulla. Servono organizzazione, pensiero e rapporti di forza. Tsipras non aveva a disposizione un partito rivoluzionario, non poteva contare su un pensiero strutturato e non aveva che poche cartucce a sua disposizione. Le ha sparate tutte (alcune fuori bersaglio come il Referendum) ma alla fine è rimasto disarmato di fronte ad un carro armato. Da questa vicenda, sfogati gli animi, credo che ne verrà qualcosa di buono e duraturo. Infatti ora alcune cose sono chiare come non mai.
L’Europa, lo si voglia o no, è lo spazio politico minimo in cui si sviluppa la lotta politica e sociale. Tutti noi siamo stati con Tsipras come tutti i conservatori sono stati con la Merkel. In queste settimane si è svolto forse il primo vero scontro europeo. Io penso che questa sia una buona cosa. Meglio sapere dove si decide il nostro destino che continuare a pensare che il problema siano Renzi o Berlusconi.
L’Euro è una valuta senza Stato e quindi senza possibile democrazia. Ciò consente a tutti di tirare la corda. Lo fanno le lobby (transatlantiche), le banche e la finanza, ma anche i rimanenti simulacri di democrazia sopravvissuti a livello nazionale. Chi si batte perchè i cittadini possano contare nelle decisioni europee deve oggi considerare che, come Tsipras ha armato il proprio Referendum contro la Germania, così la Finlandia arma il proprio Parlamento contro la Grecia. Quando parliamo di democrazia dobbiamo considerare che il Parlamento greco non conta meno di quello slovacco e che abbiamo un problema di consenso nel continente dove dominano le forze della destra economica (quando va bene…). Penso sia quindi legittimo porre il tema della sovranità, ma non dell’impossibile sovranità dei singoli stati, ma di quella del popolo europeo che deve unirsi e non venir frazionato e governato e giocato da 19 governicchi.
La Sinistra deve decidersi. L’esperienza di Tsipras dimostra che non si governa con il 51% e nemmeno con il 60% se, accanto ai voti, non hai un processo sociale e politico tale da poter minacciare il cambio di sistema. La posta in gioco con l’uscita dall’Euro era il Socialismo di fatto (nazionalizzazioni, contigentamento dei consumi, autarchia ecc.ecc.). Tsipras ha pensato che il popolo greco non gli aveva dato questo mandato ed io credo che avesse ragione. L’alternativa tra Socialismo o barbarie però si pone come tema fondamentale del nostro tempo.
Detto questo la Grecia ha semplicemente preso tempo. Ha mostrato una possibilità ma anche una debolezza. Ha chiarito a tutti gli europei che da soli non si va da nessuna parte. Ci vorrannno anni, decenni o addirittura generazioni per avere un nuovo contesto dove la rottura sia sostenibile? Non lo so. E’ certo però che se la rottura non è sostenibile non è possibile nemmeno il compromesso socialdemocratico classico.
Quindi “in alto i cuori” perchè se oggi ci deprimiamo significa che non abbiamo ancora chiaro in quale contesto ci stiamo muovendo e quali sono i compiti che abbiamo davanti.
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