Iacopo Venier

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BALLOTTAGGIO : Cosolini tira a porta vuota – Grazie a Sgarbi

TRIESTE : SGARBI MOBILITA L’ELETTORATO DEMOCRATICO

Cosolini si rifugia nella debole politica del meno peggio


cosolini_porta_vuotaC’è voluto l’intervento volgare, maschilista, omofobo e xenofobo di Vittorio Sgarbi per dare una scossa al secondo turno delle elezioni amministrative a Trieste. Vittorio Sgarbi, professionista della provocazione e dell’insulto, ha ricordato, nel modo più greve, di quale pasta sia fatta parte fondamentale della destra triestina. In termini “calcistici” si potrebbe dire che la sua entrata a gamba tesa nel confronto provinciale e soporifero in corso ha mandato fuori campo Dipiazza ed ha lasciato la porta libera a Cosolini.

I dati ci dicono che Roberto Dipiazza al primo turno si è fermato al 40% dei voti avendo fatto il pieno del proprio elettorato di riferimento. Cosolini invece risultava fortemente penalizzato per una evidente diaspora verso l’astensione ed il voto grillino. Molti quindi si preparavano ad assistere da spettatori al confronto di domenica prossima. Poi è venuto Sgarbi ed ha svegliato “il can che dorme”. Centinaia di post su internet segnalano invece che oggi l’avversario sta riuscendo dove il Sindaco uscente aveva clamorosamente fallito “motivare le truppe”.  E’ quindi oggi possibile quello che solo una settimana fa sembrava assolutamente improbabile. Una clamorosa rimonta del PD e di Cosolini in nome del : “tutti contro la destra e Dipiazza”.

Faccio solo notare alcuni “dettagli”.

Il primo “dettaglio” è che se Cosolini vincerà non sarà per merito proprio ma per demerito dell’avversario incapace di gestire il vantaggio. Falliti i ripetuti tentativi di salvare il lavoro fatto e mascherare le ambigue alleanze con cui ha governato ora sembra funzionare l’appello a votare il meno peggio. Solo una minoranza ristretta lo voterà per come ha governato o per i progetti presentati ma, se vince, citando Moretti, potrà ringraziare una sola persona : Vittorio Sgrarbi.

Il secondo “dettaglio” è che se invece Cosolini perderà non avrà più alcun alibi dimostrando il completo fallimento della propria proposta politica. Se sbagli un rigore a porta vuota significa che non hai mai visto un pallone.

In tutti e due i casi Cosolini si dimostra per quello che è : un Sindaco poco amato ed un politico molto debole. Vincere, nella politica del maggioritario, è fondamentale ma per governare serve un profilo ed una forza che non si conquista grattando il fondo del barile del meno peggio. In questo contesto Trieste può scampare un pericolo immediato ma certamente non guadagnarsi una prospettiva.

Infine una piccola considerazione sulla questione degli insulti che Sgarbi ha lanciato contro chi ha votato Cosolini. Insulti inaccettabili e volgari ma non troppo diversi, nella sostanza, a quelli che Roberto Weber lanciava dopo il primo turno contro gli elettori di Dipiazza. Dice Sgarbi, alludendo ai triestini che al primo turno hanno votato Cosolini : ” «Chi ca… sono? Una gran parte dei triestini non capisce un ca…»” mentre secondo Weber per capire gli elettori che hanno votato Dipiazza : ” ci serviremo in prima battuta di un personaggio del Pupkin Cabaret: compare in scena con un paio di pantaloni corti e scarpe da ginnastica, indossa una giubba dell’esercito austroungarico, ha in capo un elmetto con il chiodo, sulle spalle uno zainetto da cui escono un tricolore e una bandiera rossa con l’alabarda. Accento, lessico e sintassi oscillano fra il vernacolo locale e imprecisate ma riconoscibili increspature meridionali. È uomo sospeso fra ruggini d’ordine borbonico e infiltrazioni legate alle vecchie “guardie del radicio” di imperiale memoria. Immagino – senza paura di sbagliarmi – che sia alieno alla dialettica, al dialogo, e sia portatore di solide quanto insondabili (e mutevoli) certezze.” Altro stile, ovvio, ma stesso concetto .

Denigrare ed inveire contro l’avversario è ormai una prassi trasversale e comune come altrettanto comune è la prassi, una volta passato il momento elettorale, di ricominciare con le reciproche “legittimazioni storiche”, con “le riforme condivise” ed il “dialogo istiuzionale” dietro a cui si cela il vero problema della Politica. Una cosa è la rappresentazione altro è la dura sostanza delle scelte e su queste, putroppo, le differenze, tra i due campi in ballottaggio, che oggi sembrano così evidenti, non sono in realtà così vere.

 

 

 

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